I tumori professionali, causati dall'esposizione a fattori cancerogeni nell'ambito lavorativo, continuano a rappresentare un'importante problematica di salute pubblica in Europa. Recenti dati diffusi da Eurostat, che analizzano i casi di cancro associati al lavoro dal 2013 al 2022, mostrano una realtà complessa: sebbene il numero di casi abbia registrato una leggera diminuzione nel decennio passato, esistono ancora preoccupanti tendenze che meritano attenzione, anche a causa dell’impatto della pandemia di Covid-19 sui sistemi sanitari.
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La panoramica dei casi di cancro professionale dal 2013 al 2022
Dal 2013 al 2022, sono stati ufficialmente riconosciuti 37.022 casi di cancro legati all'attività lavorativa in Europa, secondo Eurostat. Questi casi sono stati principalmente determinati dall’esposizione a sostanze cancerogene nei luoghi di lavoro, un fenomeno che può emergere dopo anni, o addirittura decenni, dall'esposizione a tali agenti. Questi dati riflettono una preoccupante realtà di salute pubblica che ha richiesto l’attenzione delle autorità sanitarie, in particolare riguardo alla gestione e prevenzione dell’esposizione a tali rischi sul posto di lavoro.
Il calo osservato negli ultimi dieci anni, che riguarda principalmente la media annuale di casi, potrebbe però essere in parte influenzato dall’impatto della pandemia di Covid-19, la quale ha rallentato l’attività dei sistemi sanitari, incluso l’accesso alle diagnosi tempestive e alle cure. Il lockdown, la concentrazione di risorse verso la gestione dell’emergenza sanitaria e le restrizioni hanno, infatti, impedito una diagnosi accurata e tempestiva di malattie professionali, comprese le neoplasie legate al lavoro. Si stima che l'emergenza sanitaria abbia avuto un impatto rilevante su molte delle diagnosi non solo nel settore oncologico, ma in generale in molti ambiti della medicina.
Il trend in calo: un’apparente riduzione dei casi di cancro sul lavoro

I dati pubblicati da Eurostat mostrano un trend in calo nel numero di casi di cancro professionale. Mentre tra il 2013 e il 2019 la media annuale era di circa 3.909 casi, nel 2020 si è registrato un calo a 3.094 casi, cifra che nel 2021 è aumentata leggermente a 3.258 e nel 2022 è arrivata a 3.309 casi. Questo calo potrebbe essere legato a molteplici fattori, tra cui la minore esposizione ai fattori di rischio lavorativi per motivi legati alla pandemia, ma anche a un cambiamento nei modelli di lavoro, come l’aumento del telelavoro in alcune categorie professionali. Tuttavia, è importante sottolineare che il dato potrebbe non essere completamente indicativo di una reale diminuzione dei casi, ma piuttosto potrebbe riflettere un ritardo nelle diagnosi e nella segnalazione.
In particolare, è necessario considerare che molte delle neoplasie legate al lavoro si manifestano anni, se non decenni, dopo l’esposizione ai fattori cancerogeni. Quindi, un caso di cancro professionale diagnosticato oggi potrebbe in realtà essere il risultato di un'esposizione avvenuta molti anni prima. Le esposizioni più comuni sono legate ad agenti come l’amianto, le polveri industriali, i fumi di sigaretta passivi, la formaldeide, e altre sostanze chimiche utilizzate in vari settori industriali.
I tumori più comuni: polmoni e mesotelioma in cima alla lista
I dati evidenziano che i tumori più comuni legati al lavoro sono il cancro ai polmoni e il mesotelioma, che insieme rappresentano circa l'81,5% dei casi di cancro professionale registrati tra il 2013 e il 2022. Il cancro ai polmoni da solo conta ben 15.272 casi, mentre il mesotelioma, tipicamente associato all’esposizione ad amianto, registra 14.914 casi. Insieme, questi due tipi di tumori occupano una posizione dominante tra i tumori professionali, in gran parte a causa della loro associazione con l’esposizione a fattori cancerogeni come le polveri di amianto, che sono state utilizzate in modo massiccio in passato e che, nonostante le normative di sicurezza introdotte negli ultimi decenni, continuano a rappresentare una minaccia per la salute dei lavoratori, soprattutto nei settori delle costruzioni, della cantieristica navale e delle fabbriche.
Dopo il cancro ai polmoni e il mesotelioma, un altro tipo di tumore che emerge con una certa frequenza è il cancro alla vescica, con 2.559 casi registrati tra il 2013 e il 2022. Il cancro alla vescica è spesso legato all'esposizione a sostanze chimiche utilizzate nell'industria chimica e nella lavorazione del cuoio, ma anche a fattori di rischio legati al fumo, che può essere presente in ambienti di lavoro in alcune categorie professionali.
La riduzione dei casi: un miglioramento parziale o una conseguenza della pandemia?
Sebbene si osservi una riduzione dei casi nel corso degli ultimi anni, la diminuzione del 25% nell'indice totale delle persone riconosciute come affette da malattie professionali in Europa tra il 2013 e il 2022 non è solo una buona notizia. Molti esperti sottolineano che questo calo potrebbe essere in parte dovuto a una serie di fattori che non riflettono un reale miglioramento delle condizioni di sicurezza sul lavoro. L'aumento dell'incidenza di malattie professionali negli anni precedenti, con picchi di casi negli anni '80 e '90, ha in parte provocato una maggiore attenzione al problema, ma la riduzione potrebbe anche essere il frutto di un accumulo di diagnosi posticipate o mancate a causa della pandemia.
Un altro aspetto significativo riguarda la diminuzione dei casi di mesotelioma e cancro ai polmoni, che nel 2022 risultano inferiori rispetto ai dati del 2013. Il mesotelioma ha visto una riduzione del 18%, mentre il cancro ai polmoni ha registrato una diminuzione ancora più marcata del 39%. Questo calo è da interpretare con cautela, poiché potrebbe essere il risultato non di un miglioramento delle condizioni lavorative, ma di diagnosi più lente e di un ritardo nelle segnalazioni a causa dell’emergenza sanitaria.
Conclusioni: una sfida ancora aperta per la salute pubblica europea
Nonostante il calo registrato, il problema delle malattie professionali legate al cancro continua a essere una sfida significativa per la salute pubblica in Europa. Le politiche per la protezione dei lavoratori dai fattori cancerogeni sono migliorate, ma restano ancora vulnerabilità legate all'implementazione di normative sulla sicurezza sul lavoro, all'accesso alle diagnosi tempestive e alla protezione dei lavoratori più esposti a rischi.
Le statistiche sui tumori professionali richiedono quindi un monitoraggio continuo, con la prevenzione che parte da controlli diagnostici specializzati costanti e un impegno costante da parte dei governi e delle autorità sanitarie, in modo da garantire che la protezione dei lavoratori sia sempre prioritaria. La continua riduzione dei casi di esposizione a cancerogeni e la promozione di ambienti di lavoro sicuri sono elementi fondamentali per un futuro più sano per tutti i lavoratori europei.