Oggi parliamo del tumore del colon retto, il secondo per mortalità in Italia, riguardo al quale ricerca e prevenzione hanno fatto passi da gigante, ma, nello stesso tempo, realisticamente caratterizzato da una sfida che è ancora tutta in salute, una battaglia ancora tutta da vincere.

La premessa è doverosa. La battaglia, anzi sarebbe meglio dire le molteplici battaglie contro i tumori vanno avanti ogni giorno, ogni notte, nei laboratori, negli ospedali, negli istituti di ricerca, grazie al lavoro costante e instancabile di specialisti e professionisti sanitari che, come angeli custodi, "lavorano" per la nostra salute e per permettere, con lo studio e la sperimentazione, che l'incidenza di mortalità di determinate patologie oncologiche possa diminuire sensibilmente.

Stile di vita sano, corretta alimentazione, prevenzione con esami accurati all'apparire di primi sintomi evidenti come sanguinamento: il corretto comportamento di ognuno di noi è alla base della battaglia contro il tumore del colon retto, naturalmente con alle nostre spalle, loro, i medici, i nostri angeli custodi, laddove, in particolare in centri specializzati e con apparecchiature all'avanguardia, sono in grado di comprendere immediatamente "lo status" delle nostre condizioni.

Tumore del colon retto: il secondo più diffuso in Italia

A dicembre 2024, grazie a uno studio della rivista scientifica JAMA, sono stati pubblicati i dati effettivi sui morti per cancro evitate grazie a esami di screening per 5 diversi tumori dal 1975 al 2020. Secondo gli esperti lo screening per il cancro del colon-retto può contribuire a prevenire fino al 79% circa dei decessi per questo tipo di tumore.

Come evidenziato ne “I numeri del cancro 2024”, il rapporto aggiornato annualmente da AIOM, AIRTUM, Fondazione AIOM e altri enti, il tumore del colon-retto è il secondo più diagnosticato in Italia, con 48.706 casi, dopo il cancro alla mammella (53.686 casi). Inoltre, è il secondo per mortalità: nel 2022 erano stati stimati 35.700 decessi per cancro del polmone e 24.200 per il colon-retto. Nel complesso, scrivono sempre gli esperti di AIOM e AIRTUM, chi sviluppa un tumore del colon-retto ha una probabilità di guarire, cioè di tornare ad avere l’aspettativa di vita di chi non ha avuto lo stesso tipo di tumore, di circa il 56%. La percentuale sale al 92% circa se la malattia viene diagnosticata in fase precoce e del 71% circa se rilevato un tumore al secondo stadio.

Ne “I numeri del cancro 2023” era emerso che in Italia nel complesso tra il 2007 e il 2019 le morti per tumore del colon-retto evitate rispetto a quelle attese (stimate sui tassi che si avevano nel periodo 2003-2006) sono moltissime: si parla di oltre 16.000 decessi in meno per gli uomini (-10,8%) e 11.000 nelle donne (-8,9%).

Nel frattempo, le diagnosi di tumore del colon-retto continuano ad aumentare nel mondo, soprattutto tra i giovani, anche se nel nostro Paese il fenomeno non si osserva allo stesso modo.

L'allarme mondiale sul tumore del colon retto cosiddetto giovanile

I risultati di diverse ricerche hanno mostrato un aumento dell’incidenza del cancro colorettale tra i giovani adulti, ovvero in persone tra i 20 e i 49 anni, soprattutto in numerosi Paesi occidentali ad alto reddito. La tendenza è in contrasto rispetto alla stabilizzazione o alla diminuzione dell’incidenza dello stesso tipo di tumore tra gli adulti dai 50 anni in su.

L'allarme mondiale sul cancro al colon retto cosiddetto giovanile

Un articolo pubblicato a gennaio 2025 sulla prestigiosa rivista The Lancet Oncology contiene un’analisi dell’incidenza del cancro colorettale nei giovani rispetto agli adulti più anziani negli ultimi anni. L’incidenza della forma a esordio precoce è in aumento in 27 dei 50 Paesi e territori esaminati, e in particolare l’incremento è maggiore o esclusivo nella fascia di età più giovane in 20 di questi Paesi. I risultati mostrano che la crescente incidenza di cancro colorettale a esordio precoce non riguarda più soltanto i Paesi ad alto reddito e si sta estendendo anche a territori dell’America Latina e dei Caraibi (Argentina, Cile, Costa Rica, Ecuador, Martinica e Porto Rico), in Asia (Israele, Giappone, Thailandia e Turchia) e in Europa orientale (Bielorussia).

Le ragioni alla base dell'aumento esponenziale di sempre più soggetti affetti da tumore al colon

Le cause non sono ancora del tutto chiare, ma ci sono degli indizi. Sappiamo che abitudini meno salutari seguite sin da piccoli, in particolare un regime alimentare poco equilibrato, stanno incidendo sulle persone oggi adulte. Recentemente un gruppo di ricercatori della Cleveland Clinic, in Ohio (USA), ha individuato alcuni metaboliti che sembrano avere un ruolo cruciale come fattori di rischio per il cancro colorettale nei giovani. Questi metaboliti sono molecole derivanti da sostanze assunte attraverso la dieta e successivamente trasformate dall’organismo. Tra le molecole che i ricercatori hanno individuato ve ne sono alcune associate al metabolismo di carne rossa e lavorata. Altre ipotesi riguardano il consumo di alcol e la sedentarietà. Gli autori suggeriscono che uno dei modi più efficaci per ridurre il rischio di sviluppare un cancro colorettale nei giovani adulti, sotto i 60 anni, sia prestare attenzione alla propria alimentazione, oltre che evitare di bere alcolici e fare attività fisica.

Diagnosi, prevenzione, ed esami sempre più specializzati in centri all'avaguardia. Il valore della colonscopia virtuale

La colonscopia virtuale (colon TC – Tomografia Computerizzata) è un’indagine diagnostica radiologica non invasiva che consente di osservare la parete interna del colon, senza l’utilizzo di una sonda endoscopica, attraverso un esame TC dell’addome a bassa dose, dopo aver introdotto aria nell’intestino.

È un esame sicuro, privo di controindicazioni, accurato e ben tollerato. Assicura un’elevata accuratezza diagnostica, molto simile a quella della colonscopia ottica; permette una valutazione completa del colon in pressoché tutti i pazienti a fronte di una minore invasività.

Nel 2008 l’American Cancer Society, l’American Gastroenterological Association e l’American College of Radiology hanno pubblicato le nuove linee guida per lo screening del tumore del colon-retto, includendo ufficialmente tra le metodiche disponibili anche la colonscopia virtuale.

Al momento, è da preferire la colonscopia convenzionale nei soggetti con familiarità che non possono o non vogliono sottoporsi allo studio endoscopico classico.
Andrebbero esclusi da uno studio virtuale i soggetti con sindromi genetiche oppure quelli in sorveglianza perché affetti da colite ulcerosa: in questi casi esistono strategie di studio peculiari che possono essere attuate esclusivamente con la colonscopia convenzionale.

La rielaborazione delle immagini acquisite durante una colonscopia virtuale richiede all’esaminatore un impegno temporale medio di circa 30-45 minuti. Tuttavia, al termine dell’esame, il radiologo procederà a una preliminare visualizzazione delle immagini al fine di individuare eventuali reperti meritevoli di un approfondimento mediante colonscopia reale.

Colonscopia virtuale: quando e perché

Propendere per la colonscopia virtuale in vece di quella tradizionale può essere giustificato in primis dalla sua minore invasività e dal conseguente favorevole aspetto psicologico da parte del soggetto asintomatico. La procedura è solitamente ben tollerata, non richiede il ricorso ad alcuna sedazione e consente di riprendere subito dopo l’esame l’attività lavorativa e la dieta abituale

Inoltre, sfruttando le potenzialità intrinseche della TC, permette di valutare l’estensione extra-colica di una malattia intestinale (per esempio in caso di diverticoli) o fornire informazioni aggiuntive occasionali (reperti asintomatici come lesioni riguardanti altri organi addominali, calcolosi della colecisti o renali o aneurismi aortici, con evidente beneficio in termini di diagnosi precoce).

Di contro esistono degli svantaggi rispetto alla colonscopia tradizionale tra i quali va ricordata l’impossibilità di ricorrere a manovre bioptiche o di escissione (non escludendo, in caso di reperti sospetti, il successivo ricorso alla colonscopia tradizionale) e l’utilizzo di radiazioni ionizzanti, sebbene con un impatto dosimetrico non paragonabile a quello di una classica TC grazie all’utilizzo di protocolli dedicati, a bassissima dose.

Infine va ricordato che l’indagine ha una ottima sensibilità e specificità, pressoché sovrapponibile a quella della colonscopia tradizionale nell’individuare polipi di dimensioni al di sopra dei 5 mm; la stessa sensibilità decresce progressivamente al di sotto di tal dimensioni.

La tac a 160 strati: riflessioni

La colonscopia virtuale utilizza il metodo della tac a 160 strati: stiamo parlando di un'endoscopia virtuale che compie delle rilevazioni alla elevatissima frequenza di 160 strati submillimetrici al secondo, e tramite un particolare software permette di ottenere immagini 3D di alta qualità. Richiede la stessa preparazione della colonscopia tradizionale per la pulizia dell'intestino, non è invasiva, non richiede sedazione e permette un'endoscopia anche delle parti in movimento. È tuttavia meno sensibile nel rilevare lesioni inferiori ai 10 mm o lesioni piatte; espone inoltre il paziente a una dose di radiazioni circa quattro volte più alta rispetto a una mammografia e può comunque richiedere l'esecuzione successiva di una colonscopia tradizionale.

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