Esiste un equilibrio perfetto nel nostro intestino: il suo nome è microbiota intestinale. La salute intestinale, nell'80% dei casi, è legata alle nostre abitudini alimentari e alla capacità di non sovraccaricare il nostro corpo di cibi grassi e difficilmente digeribili. L'equilibrio batterico positivo del nostro intestino rappresenta un fattore fondamentale per la nostra salute. In tal senso si sente parlare sempre più spesso di macrobiota intestinale. Vediamo di cosa si tratta, cosa dicono gli esperti, quali sono le patologie che possono insorgere e quali sono gli esami diagnostici più adatti ad invididuare il possibile insorgere di patologie.

E' evidente che in un contesto sociale dove il tempo libero si assottiglia terribilmente, ma dove si può in qualunque momento usufruire della comodità di un piatto pronto pronto da ricevere "via delivery", l'alimentazione casalinga, il preparare i piatti ad arte e con devozione diventa per molti un miraggio.

Ed è così che il nostro intestino viene sottoposto a un vortice di "scosse telluriche", tra hamburger, pizze, e cibi ricchi di grassi, lasciando sul nostro organismo strascichi non indifferenti.

Microbiota intestinale, l'equilibrio alla base di tutto

Il microbiota intestinale è un ecosistema mutevole e continuamente modellato da fattori come ambiente, stile di vita, abitudini alimentari, stress, uso di antibiotici o malattie.

Nello specifico, negli ultimi decenni, preoccupano molto le moderne abitudini alimentari che mettono a rischio la salute. Ne sono testimonianza, tra tutte, l’obesità e le malattie metaboliche che causano forti cambiamenti sia nella funzionalità che nella struttura del microbiota.

È importante considerare, quindi, l’effetto che ciascun macronutriente e micronutriente può avere sul microbiota per poter scegliere la tipologia di alimentazione che meglio modula il microbiota intestinale.

Fino a qualche anno fa si pensava che le cellule dei microrganismi che abitano nel nostro organismo fossero circa nove volte più numerose di quelle dell’organismo umano e che il peso totale del microbiota di un uomo di corporatura media fosse di circa 1,5 chilogrammi.

In realtà, in un articolo pubblicato sulla rivista Plos Biology nel 2016, queste stime sono state riviste un po’ al ribasso: il rapporto tra cellule del microbiota e cellule umane sembra essere quasi paritario e il peso complessivo dei microrganismi, inferiore rispetto a quanto ipotizzato in precedenza. Il microbiota resta comunque una componente sostanziale del nostro corpo.

Il mondo dei batteri che vivono nel nostro intestino

Il mondo dei batteri che vivono nel nostro intestino

Per quanto riguarda la composizione, si tratta perlopiù di batteri, ma non mancano virus, funghi e protozoi. In genere i microrganismi presenti nell’intestino possono essere considerati “buoni”, poiché contribuiscono al benessere dell’intero organismo attraverso diversi meccanismi, come la produzione di vitamine, enzimi e altre sostanze utili alla salute umana.

Agiscono inoltre attivando il sistema immunitario e proteggendo l’organismo da infezioni pericolose. La composizione e la funzione del microbiota è via via più chiara, grazie anche alle tecniche più recenti di sequenziamento del materiale genetico dei microrganismi soprattutto intestinali. L’insieme dei geni dei microbi ospiti è detto microbioma, da non confondere con il microbiota, che indica invece il totale di batteri, virus, funghi e protozoi che albergano in noi. Le domande ancora senza risposta su composizione e funzioni sono tuttavia ancora numerose.

Ciascun essere umano ha un proprio microbiota intestinale, la cui composizione varia in base a molti fattori, quali per esempio il patrimonio genetico, il luogo in cui si vive, il tipo di parto alla nascita (naturale o cesareo) e di allattamento ricevuto, la dieta, le abitudini e i comportamenti. Ecco perché ancora oggi non è possibile definire in che cosa consista un singolo microbiota “sano” che possa andare bene per tutti: una popolazione di microrganismi perfetta per un individuo potrebbe non essere adatta a un altro. In generale, però, come si legge nella pagina dell’Istituto superiore di sanità dedicata al microbiota, i ricercatori misurano lo stato di salute della popolazione microbica dell’intestino valutando tre fattori principali: il numero totale di microrganismi, la diversità delle specie presenti, e il rapporto tra specie considerate “buone” e “cattive”.

Quando l’equilibrio del microbiota si modifica si assiste a quella che gli esperti chiamano disbiosi, una condizione pericolosa per la salute se protratta nel tempo. La disbiosi può essere causata da alimentazione poco varia ed equilibrata (specialmente da diete povere di fibre oppure ipercaloriche e ricche di grassi e proteine animali); da abitudini e comportamenti non salutari; e da uso eccessivo di antibiotici. Questi ultimi, oltre a eliminare i batteri nocivi, possono infatti danneggiare anche la comunità di microbi intestinali benefici.

Gli studi medici più recenti sul nostro microbiota

"Abbiamo imparato a conoscere il microbiota solo negli ultimi vent'anni grazie alla metodologia nuova che possiamo applicare per identificarlo. Il microbiota è un vero e proprio organo che vive dentro di noi, soprattutto nell'intestino, ed è in grado di controllare tantissime funzioni, non solo quelle intestinali, ma anche quelle di tanti altri organi come il cervello, il cuore, il rene e il fegato". Lo ha detto all'Adnkronos Salute Giovanni Barbara, professore di Gastroenterologia dell'università degli studi di Bologna e direttore dell'Uoc di Gastroenterologia ed epatologia all'Irccs policlinico Sant'Orsola di Bologna, all'evento 'Innovazione e benessere: il microbiota al centro' organizzato oggi a Milano da Danone, durante il quale sono stati presentati i risultati inediti della survey che ha indagato il rapporto tra italiani e benessere intestinale.

"Per mantenere in salute il microbiota dobbiamo prima di tutto essere attenti ad avere un'alimentazione corretta - spiega Barbara - essendo l'alimentazione uno dei principali fattori che modula il microbiota intestinale. E' importante mangiare molta frutta e verdura, alimenti di cui il nostro microbiota si nutre e grazie ai quali cresce".

Nell'illustrare i segni clinici e i campanelli d'allarme dei disturbi a cui prestare attenzione e che potrebbero derivare da una disbiosi, l'esperto ricorda che "circa il 40% della popolazione globale nel mondo soffre di almeno un disturbo gastrointestinale, che sia dello stomaco o dell'intestino. I sintomi più comuni che si correlano a un'alterazione del microbiota intestinale sono il gonfiore addominale e le alterazioni delle modalità di evacuazione. E' necessario però prestare attenzione perché - avverte Barbara - il microbiota è un organo che coinvolge tutti gli organi e tutti i tessuti, quindi a volte anche un mal di testa oppure la pressione alta possono essere i campanelli d'allarme di un'alterazione del microbiota".

Le principali patologie legate all'alterazione del microbiota intestinale

Il cosiddetto impoverimento del microbiota arriva essere responsabile di patologie come il cancro del colon, le malattie autoimmuni, l’obesità, il diabete, patologie depressive e disturbi d’ansia e malattie neurodegenerative. La barriera intestinale è importante per la difesa dell’organismo ed è costituita dal microbiota, dalla mucosa e da cellule appartenenti al sistema immunitario. Una dieta povera di fibre può indebolire il microbiota, portando a ridurre il muco che protegge la parete intestinale. Quando la permeabilità della barriera intestinale viene alterata, i pazienti possono andare incontro a infiammazione e passaggio di sostanze dannose dall’intestino al sangue, influenzando negativamente la funzione di diversi organi, incluso il cervello.

Ed è qui certamente che subentra il fattore prevenzione, all'insorgere dei primi sintomi legati a possibili patologie. E' qui che esami diagnostici specializzati e check up completi ci aiutano a individuare le cause del nostro malessere.

L'impoverimento del microbiota intestinale può essere associato a diverse patologie e condizioni di salute. Esistono diversi esami diagnostici per valutare lo stato del microbiota e individuare eventuali alterazioni.

Esami diagnostici per il microbiota

  1. Analisi del microbiota fecale – Test basati sul sequenziamento del DNA (es. 16S rRNA sequencing, metagenomica) per valutare la composizione della flora intestinale.
  2. Test della disbiosi intestinale – Esami specifici per identificare squilibri tra batteri benefici e patogeni.
  3. Calprotectina fecale – Indica infiammazione intestinale, utile per patologie infiammatorie croniche.
  4. Test del respiro (Breath Test) – Usato per individuare sovracrescita batterica intestinale (SIBO) e intolleranze.
  5. Esami ematici – Per rilevare infiammazioni croniche o carenze nutrizionali legate alla disbiosi.

Patologie associate all'impoverimento del microbiota

  • Disturbi gastrointestinali: Sindrome dell'intestino irritabile (IBS), malattie infiammatorie croniche intestinali (IBD), SIBO.
  • Malattie metaboliche: Obesità, diabete di tipo 2, sindrome metabolica.
  • Patologie autoimmuni: Artrite reumatoide, sclerosi multipla, celiachia.
  • Disturbi neurologici: Depressione, ansia, malattie neurodegenerative (es. Parkinson).
  • Allergie e malattie dermatologiche: Eczema, psoriasi.

L'impoverimento del microbiota può derivare da diete squilibrate, uso eccessivo di antibiotici, stress e stili di vita poco salutari.

La colonscopia non è un esame specifico per valutare il microbiota intestinale, ma può essere utile per individuare patologie associate alla sua alterazione.

Colonscopia e microbiota

La colonscopia permette di esaminare la mucosa del colon e identificare:

  • Infiammazioni croniche (come nella colite ulcerosa e nel morbo di Crohn, spesso legate a disbiosi intestinale).
  • Polipi o tumori che possono essere influenzati da alterazioni del microbiota.
  • Segni di infezioni o alterazioni strutturali che potrebbero indicare un cambiamento nella flora batterica.

In alcuni casi, durante la colonscopia è possibile prelevare campioni di tessuto (biopsie) o liquido intestinale per analizzare più in dettaglio la composizione del microbiota.

Effetti della preparazione intestinale sul microbiota

La preparazione per la colonscopia (lassativi osmotici) causa una temporanea eliminazione di gran parte del microbiota intestinale. Tuttavia, il microbiota tende a ripopolarsi nei giorni successivi, anche se in alcune persone potrebbero verificarsi alterazioni più durature, soprattutto in caso di squilibri preesistenti.

Se il tuo interesse è approfondire il ruolo della colonscopia nel contesto del microbiota, posso fornirti ulteriori dettagli!

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