Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è dislipidemie.jpg

Le malattie cardiovascolari, tra cui l’aterosclerosi, rappresentano una delle principali cause di mortalità a livello globale, con un impatto particolarmente significativo nelle società occidentali. Contrastare questi problemi richiede interventi mirati sui fattori di rischio modificabili, tra cui fumo, diabete, obesità e, in particolare, dislipidemia. L’adozione di uno stile di vita sano, unita a una diagnosi precoce e a terapie mirate, costituisce il fulcro della prevenzione. I trattamenti disponibili, sicuri ed efficaci, sono oggi accessibili anche a costi contenuti, rappresentando un’opportunità cruciale per la salute pubblica. La dislipidemia, termine che descrive alterazioni nei livelli di lipidi come colesterolo e trigliceridi, è uno dei fattori principali che contribuiscono al rischio cardiovascolare.

Lipidi e lipoproteine: un equilibrio delicato

I lipidi circolano nel sangue legati a proteine, formando complessi chiamati lipoproteine. Questi elementi svolgono ruoli chiave nel metabolismo, ma il loro squilibrio può avere effetti nocivi sulla salute. Tra le principali lipoproteine troviamo:

  • Chilomicroni, che trasportano i grassi dall’intestino al fegato.
  • HDL, note come “colesterolo buono”, responsabili di rimuovere il colesterolo dai tessuti e riportarlo al fegato.
  • LDL, il cosiddetto “colesterolo cattivo”, che trasporta colesterolo ai tessuti. Livelli elevati di LDL favoriscono la formazione di placche aterosclerotiche.
  • VLDL, lipoproteine ricche di trigliceridi che trasferiscono grassi dal fegato ai tessuti.

Un equilibrio tra queste componenti è essenziale per mantenere la salute cardiovascolare e prevenire complicazioni gravi come l’aterosclerosi.

Malattie cardiovascolari: le cause della dislipidemia

Le origini della dislipidemia possono essere diverse e si dividono principalmente in tre categorie.
Le cause primarie derivano da mutazioni genetiche che influenzano il metabolismo lipidico, come nel caso delle ipercolesterolemie familiari, che possono essere più o meno gravi a seconda del tipo di trasmissione genetica.
Le cause secondarie sono invece legate a fattori esterni, come diete ricche di grassi, malattie croniche (ad esempio diabete o insufficienza renale) e disturbi metabolici come l’ipotiroidismo. Infine, esistono forme miste, dove si combinano alterazioni genetiche e fattori ambientali.

Segnali e sintomi di allarme

La dislipidemia è spesso silente, senza sintomi evidenti, rendendo fondamentale una diagnosi precoce attraverso controlli regolari. Tuttavia, in alcuni casi, possono manifestarsi segnali come xantomi, protuberanze sottocutanee causate dall’accumulo di grassi, o xantelasmi, depositi di colesterolo localizzati sulle palpebre. Anche l’arco corneale, un anello biancastro attorno alla cornea, è un possibile segno. Nei casi più gravi, alti livelli di trigliceridi possono causare epatomegalia, dolori addominali intensi e un rischio aumentato di pancreatite.

Aterosclerosi e rischi cardiovascolari

L’aterosclerosi, caratterizzata da un indurimento delle arterie dovuto all’accumulo di colesterolo, cellule infiammatorie e calcio, è una delle conseguenze più gravi della dislipidemia. Questa condizione può compromettere il flusso sanguigno, causando ischemie. Quando interessa le coronarie, il risultato può essere un infarto del miocardio. Ridurre i livelli di colesterolo LDL è fondamentale per prevenire queste complicazioni e migliorare la qualità della vita dei pazienti.

Strumenti per la valutazione del rischio

La valutazione del rischio cardiovascolare tiene conto di parametri clinici come età, sesso, abitudine al fumo, pressione arteriosa e livelli lipidici. Tra i marcatori più significativi troviamo ApoB, Lp(a) e la presenza di placche carotidee o calcificazioni coronariche. La determinazione del rischio consente di definire obiettivi precisi per il colesterolo LDL, con target più rigorosi per i pazienti ad alto rischio, come quelli con diabete o malattia renale cronica.

Diagnosi e terapie disponibili

La diagnosi si basa su un prelievo ematico per valutare i livelli lipidici, in particolare il colesterolo LDL. Le terapie per la dislipidemia includono:

  • Statine, che riducono la produzione epatica di colesterolo.
  • Ezetimibe, che limita l’assorbimento intestinale dei grassi.
  • Inibitori PCSK9, che migliorano la rimozione di LDL dal sangue.
  • Acido bempedoico, che agisce a monte delle statine per ridurre i livelli lipidici.
  • Inclisiran, una nuova opzione terapeutica basata sulla tecnologia siRNA.

Le combinazioni di questi trattamenti permettono una riduzione significativa dei livelli di colesterolo LDL, adattando l’approccio alle esigenze del paziente.

La prevenzione delle malattie cardiovascolari attraverso la gestione delle dislipidemie passa inevitabilmente attraverso visite cardiologiche accurate presso strutture con professionisti di elevata competenza e apparecchiarature all'avanguardia. Un’alimentazione equilibrata, l’esercizio fisico regolare e terapie mirate sono le chiavi per ridurre il rischio di eventi gravi come ictus e infarti. Identificare precocemente i pazienti a rischio e monitorare costantemente i parametri lipidici sono passi fondamentali per proteggere la salute cardiovascolare.

Diagnostica

Obesi e Claustrofobici


Diagnostica

Nobiliore


Diagnostica

Tiburtina


Diagnostica

Nobiliore Donna


Obesità: ecco perchè è due volte più frequente nei pazienti psichiatrici
Tomografia Computerizzata (TC): cos’è e come funziona
Torna in alto