Le infezioni fungine invasive rappresentano una minaccia crescente per la salute pubblica, ma la mancanza di farmaci efficaci e di strumenti diagnostici adeguati sta aggravando la situazione. Senza interventi immediati, il numero di decessi potrebbe aumentare drasticamente nei prossimi anni. È quanto emerge da un recente rapporto che evidenzia la necessità di investire nella ricerca e nello sviluppo di nuove terapie antifungine.
Parliamo di:
Resistenza ai farmaci e categorie a rischio
Alcune infezioni, come la candidosi, stanno sviluppando una resistenza sempre maggiore ai trattamenti disponibili, rendendo ancora più difficile il controllo di queste patologie. I soggetti più vulnerabili sono i pazienti immunocompromessi: persone sottoposte a chemioterapia, affette da HIV o reduci da trapianti d’organo. Per loro, un'infezione fungina non trattata tempestivamente può risultare fatale.
Pochi nuovi farmaci in arrivo
Il tasso di mortalità per alcune infezioni fungine invasive può arrivare fino all’88%, ma lo sviluppo di nuovi trattamenti procede a rilento. Negli ultimi dieci anni sono stati approvati solo quattro nuovi farmaci antifungini tra Stati Uniti, Europa e Cina. Attualmente, sono in corso studi clinici su nove potenziali medicinali, ma solo tre hanno raggiunto la fase finale di sperimentazione. Questo significa che nel breve termine le opzioni terapeutiche rimarranno estremamente limitate.
Diagnosi difficili e lacune nei test
Un altro ostacolo significativo è rappresentato dalla diagnosi precoce delle infezioni fungine. I test attualmente disponibili necessitano di laboratori specializzati e di personale altamente qualificato, risorse che mancano soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito. Anche nelle nazioni più avanzate, la formazione dei sanitari su queste infezioni è spesso inadeguata, portando a diagnosi tardive e trattamenti inefficaci.
Interventi urgenti per evitare una crisi sanitaria
Affrontare questa emergenza richiede un’azione immediata su più fronti. Tra le priorità individuate vi sono:
- Miglioramento della sorveglianza internazionale per monitorare la diffusione delle infezioni.
- Maggiore finanziamento alla ricerca per lo sviluppo di nuovi farmaci antifungini.
- Sviluppo di test diagnostici più rapidi ed economici per garantire diagnosi tempestive.
Senza interventi concreti, il mondo rischia di trovarsi impreparato di fronte a una crisi sanitaria silenziosa ma letale.
Chi è più a rischio e quali esami effettuare

Le persone più esposte alle infezioni fungine sono quelle con un sistema immunitario compromesso, tra cui pazienti oncologici, diabetici, soggetti con insufficienza renale cronica e chi assume terapie immunosoppressive. Inoltre, i ricoverati in terapia intensiva e coloro che hanno subito interventi chirurgici complessi risultano particolarmente vulnerabili.
Per una diagnosi precoce e un trattamento tempestivo, è fondamentale effettuare esami mirati come:
- Emocolture per rilevare la presenza di funghi nel sangue.
- Test antigenici e PCR per identificare specifici patogeni fungini.
- Tac toracica e radiografie toraciche, con accurati esami pneumologici, per individuare infezioni polmonari di origine fungina soprattutto nel caso di pericolose micosi respiratorie.
- Esami istologici e colture microbiologiche per confermare la diagnosi e guidare la terapia.
Solo con un approccio integrato che includa prevenzione, diagnosi precoce e nuove terapie, sarà possibile affrontare in modo efficace la crescente minaccia delle infezioni fungine invasive.