Gli errori diagnostici possono costare vite umane e pesare enormemente sui bilanci sanitari. Secondo l’OCSE, il 15% delle diagnosi è sbagliato, mancato o tardivo, con un impatto economico che sfiora il 2% del PIL. Ma migliorare la sicurezza diagnostica è possibile e porterebbe risparmi enormi.
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Una realtà preoccupante: diagnosi errate e costi enormi

Un sintomo che persiste, visite senza risposte chiare, un'attesa snervante prima di scoprire la verità. Per molti pazienti, il percorso verso una diagnosi corretta è pieno di ostacoli. Ma non si tratta solo di un problema personale: il recente rapporto dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), intitolato The Economics of Diagnostic Safety, evidenzia come gli errori diagnostici abbiano un impatto enorme sia sulla salute delle persone che sui bilanci pubblici.
Secondo il report, fino al 15% delle diagnosi nei paesi OCSE è errato o arriva troppo tardi. Le conseguenze? Sofferenza per i pazienti e costi sanitari elevatissimi, che possono pesare fino al 17,5% della spesa sanitaria totale, pari a circa 1,8% del PIL. Un problema non solo medico, ma anche economico.
Un risparmio potenziale: quasi 700 miliardi all’anno
Oltre ai danni alla salute, gli errori diagnostici rappresentano un costo insostenibile. Ma c’è una buona notizia: riducendo gli errori della metà, i sistemi sanitari potrebbero risparmiare fino a 676 miliardi di dollari ogni anno. Risorse che potrebbero essere reinvestite per migliorare cure, tecnologie e formazione medica.
Tre tipologie di errori: troppo, troppo poco o sbagliato
Gli errori diagnostici si suddividono in tre categorie principali:
- Sovradiagnosi → Malattie individuate che non avrebbero mai dato sintomi o problemi, portando a trattamenti inutili o dannosi.
- Sottodiagnosi → Patologie non riconosciute o minimizzate, come accade per alcune malattie psichiatriche o per il Long COVID.
- Diagnosi errata → Identificazione della malattia sbagliata, con trattamenti inefficaci o addirittura dannosi.
I casi più critici riguardano malattie difficili da individuare, come tumori a crescita lenta, sepsi, malattie rare e disturbi cardiovascolari nei giovani.
Disparità nell’accesso a diagnosi corrette
Non tutti i pazienti hanno le stesse possibilità di ricevere una diagnosi accurata. Secondo l’OCSE:
- Le fasce sociali più deboli hanno maggiore rischio di sottodiagnosi, a causa di minore accesso a cure specialistiche.
- I pazienti più abbienti, invece, rischiano il fenomeno opposto: sovradiagnosi e trattamenti inutili, spesso guidati da una medicina sempre più difensiva.
Le cause: un sistema sotto pressione
Gli errori diagnostici derivano da più fattori:
- Eccessiva complessità medica, con conoscenze in continua evoluzione.
- Cure frammentate, senza un percorso integrato per il paziente.
- Pressione sul personale sanitario, con tempi ridotti per ogni visita.
- Formazione carente, ancora troppo centrata sulle malattie e meno sulla relazione medico-paziente.
In molti paesi, inoltre, mancano strumenti sistematici per individuare e correggere gli errori diagnostici, rendendo difficile la prevenzione.
Le proposte per ridurre gli errori diagnostici
Il rapporto OCSE non si limita a segnalare il problema, ma suggerisce soluzioni concrete per governi, ospedali e professionisti. Alcune delle strategie chiave includono:
- Migliorare la formazione dei medici, inserendo lo studio dell’errore diagnostico nei percorsi accademici.
- Coinvolgere i pazienti, rendendoli più consapevoli del processo diagnostico.
- Usare meglio le tecnologie digitali, incluse intelligenza artificiale e sistemi di supporto alle decisioni cliniche.
- Creare linee guida nazionali, per standardizzare la lettura dei test e la comunicazione delle diagnosi.
- Integrare i dati sanitari, per monitorare costantemente la qualità delle diagnosi.
L’urgenza di intervenire in Italia
Anche nel nostro paese, il tema della sicurezza diagnostica è cruciale. Il Servizio Sanitario Nazionale, già sotto pressione per la carenza di personale, deve affrontare la questione con urgenza. Migliorare il tempo di visita dei medici, rafforzare l’assistenza territoriale e valorizzare la medicina generale sono passi fondamentali.
Il rapporto OCSE sottolinea che non basta evitare gli errori: bisogna costruire un sistema in cui sbagliare diventi sempre più difficile. Un obiettivo che richiede un impegno condiviso tra istituzioni, professionisti e cittadini.
"Investire nella diagnosi sicura non è solo una scelta etica, ma anche una decisione strategica. Salva vite, migliora l’assistenza e permette di risparmiare risorse preziose", conclude il rapporto.