CVrisk-IT è un progetto focalizzato sulla prevenzione primaria delle malattie cardiovascolari ischemiche, uno studio necessario perché ancora oggi, nonostante gli indubbi progressi nella diagnosi e nella terapia, queste patologie continuano a rappresentare la principale causa di morbilità e mortalità nel nostro Paese e nel mondo occidentale.

Molte di queste inoltre finiscono per convergere nell'insufficienza cardiaca, malattia cronica dall'impatto devastante sia sul paziente, che per il Servizio Sanitario. "Nell'ambito di questo progetto, dedicato ai cittadini dai 40 agli 80 anni che non abbiano mai avuto un evento cardiovascolare e che non siano affetti da diabete - spiega la professoressa Giovanna Liuzzo, professore associato di Medicina Cardiovascolare, presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore, direttore della UOSD di Sindromi Coronariche Acute, Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS, componente dello steering committee del progetto CVrisk-IT e co-responsabile del Work Package 4 sul rischio poligenico - verrà valutata la presenza dei principali fattori di rischio cardiovascolari (ipertensione, ipercolesterolemia, fumo di sigaretta, sedentarietà, obesità) e dei cosiddetti 'amplificatori del rischio'.

Infatti, nel 30-40% dei soggetti con fattori di rischio sotto controllo (ad esempio la pressione o il colesterolo nel range ottimale), si possono comunque verificare eventi cardiovascolari (infarto, ictus ischemico o morte cardiovascolare) nell'arco dei successivi 10 anni o si può rendere necessario un intervento di rivascolarizzazione coronarica (mediante angioplastica o by-pass). Per questo è necessario andare oltre i fattori di rischio tradizionali, per scoprire i determinanti del cosiddetto rischio residuo."

Come si valuta il rischio cardiovascolare

Gli attuali punteggi (score) di rischio cardiovascolare europei (come lo SCORE2) prendono in considerazione la regione europea di residenza (perché cambiano le abitudini e gli stili di vita), il genere (le donne fino alla menopausa sono protette dagli ormoni femminili), l'età, i livelli di colesterolo (HDL basso e LDL alto) e la presenza di ipertensione sistolica. Per chi ha più di 70 anni si utilizza lo SCORE2-OP. Ma anche quando questi siano perfettamente sotto controllo, permane un certo 'rischio residuo' di andare incontro ad un evento cardiovascolare.

Le malattie cardiovascolari

Le malattie cardiovascolari
3D illustration of Heart - Part of Human Organic.

Le malattie cardiovascolari sono patologie del sistema cardiocircolatorio, che comprende il cuore e i vasi sanguigni. Esse sono la prima causa di morte al mondo e in Italia, dove rappresentano circa il 31% di tutti i decessi. Abbiamo intervistato il professor Paolo Camici, direttore del centro di ricerca delle Malattie cardiovascolari dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, sulle caratteristiche delle malattie cardiovascolari e le possibili strategie di prevenzione.

La cardiopatia ischemica

Sono esempi di malattie cardiovascolari la cardiopatia ischemica, una malattia delle arterie coronariche (i vasi che irrorano il muscolo cardiaco); l’ictus, che si manifesta quando viene compromesso l’apporto di sangue al cervello, e le valvulopatie, che colpiscono le valvole, i foglietti di tessuto che regolano il passaggio di sangue nei vasi o dagli atri ai ventricoli cardiaci. "La cardiopatia ischemica, in particolare, è la causa principale delle morti per malattie cardiovascolari ed è responsabile del 10,4% dei decessi in Italia - afferma il prof. Camici -. Essa si verifica quando l'afflusso di sangue al cuore è ridotto a causa di:

  • ostruzione delle arterie coronarie;
  • uno spasmo prolungato, cioè un’eccessiva costrizione del vaso che può causarne l’occlusione. Il ridotto apporto di sangue (ischemia) può causare la morte delle cellule cardiache, le quali non possono essere rimpiazzate da cellule nuove che rigenerino il tessuto. Rimane pertanto una cicatrice nell'area interessata dall'ischemia, che contribuisce all'indebolimento del cuore".

Malattie cardiovascolari: i fattori di rischio

La cardiopatia ischemica è molto spesso una malattia familiare, che ha quindi una componente genetica, la quale, tuttavia, rimane da definire con maggiore accuratezza. Oltre a quelli genetici, altri fattori che aumentano la probabilità di sviluppare la cardiopatia ischemica sono:

  • l'ipertensione arteriosa (aumento persistente della pressione del sangue nelle arterie);
  • il fumo di sigaretta;
  • la dieta;
  • alti livelli della forma di colesterolo LDL (a bassa densità) e bassi livelli della forma di colesterolo HDL (ad alta densità). In particolare, è la deposizione di colesterolo LDL a contribuire in larga parte alle lesioni della parete coronarica (placche) alla base dell'aterosclerosi. "Generalmente, si pensa che l'accumulo eccessivo di colesterolo LDL sia dovuto a una dieta non equilibrata. Tuttavia, anche un difetto genetico può portare a un'aumentata sintesi di questa forma di colesterolo nel fegato e, quindi, al suo accumulo sulle pareti delle arterie", continua Camici.

Il rischio cardiovascolare: la differenza tra uomini e donne

Le malattie cardiovascolari sono la maggior causa di morte sia degli uomini sia delle donne, ma la loro prevalenza e i fattori di rischio associati sono diversi per i 2 sessi. Per esempio, la prevalenza dei casi di ictus è maggiore nelle donne, che sperimentano anche sintomi e prognosi peggiori rispetto agli uomini. Inoltre, una stessa malattia cardiovascolare può interessare in modo diverso la fisiologia di uomini e donne. Per esempio, l'aterosclerosi, che provoca la cardiopatia ischemica, solitamente interessa:

  • negli uomini, le coronarie che corrono sulla superficie del cuore;
  • nelle donne, le coronarie più profonde, i cosiddetti vasi del microcircolo. "È inoltre noto che prima della menopausa, il rischio di sviluppare una cardiopatia ischemica è minore per le donne, grazie al ruolo protettivo degli estrogeni, ormoni regolarmente prodotti in età fertile. Difatti, gli estrogeni contribuiscono a rendere meno rigidi i vasi sanguigni e ad accomodare il flusso di sangue, riducendo così la probabilità di ostruzione dei vasi. Tuttavia, dopo la menopausa, la produzione di estrogeni diminuisce drasticamente, aumentando la probabilità di una maggiore rigidità dei vasi. Di conseguenza, aumenta il rischio di cardiopatia ischemica per le donne", spiega il professore. Nonostante sia nota l'influenza della menopausa sul rischio cardiovascolare, la percezione di questo rischio rimane bassa tra le pazienti. Una ricerca condotta in Italia del 2022 ha mostrato che, nonostante le donne sappiano che le malattie cardiovascolari siano la prima causa di morte, il 60% delle intervistate crede che queste colpiscano quasi esclusivamente gli uomini. "È indispensabile tenere conto delle differenze di sesso e genere per il rischio cardiovascolare sia nella ricerca clinica sia nell'ambito della diagnosi, del trattamento e della prevenzione di queste malattie. È necessario che l'approccio del medico sia sempre più su misura delle persone", commenta Camici.

La prevenzione per abbattere il rischio cardiovascolare

Conoscere e misurare i fattori di rischio individuali delle malattie cardiovascolari è importante per prevenirle e, quindi, ridurre il numero di decessi associati. Una prevenzione efficace accompagnata esami diagnostici accurati e periodici consente anche di abbattere la spesa per i farmaci per il sistema cardiovascolare, che nel 2023 sono stati la seconda categoria di farmaci a maggior spesa farmaceutica pubblica. La prevenzione può essere di 2 tipi:

  • quella primaria si rivolge alle persone sane, che non hanno precedenti di malattie cardiovascolari e vogliono ridurre il rischio che queste si presentino;
  • quella secondaria si rivolge alle persone che hanno già sofferto di una patologia cardiovascolare e vogliono ridurre il rischio di averne un'altra.

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