Le trattative per il rinnovo del contratto nazionale della dirigenza sanitaria sembrano essere in una fase di stallo. Mentre i sindacati chiedono tempi rapidi, l’Aran e le Regioni non hanno ancora dato riscontri concreti sulle prossime mosse per il CCNL 2022-2024, già scaduto. La situazione di incertezza sta generando malcontento tra i medici e i dirigenti sanitari, che attendono un adeguamento retributivo per far fronte alle difficoltà economiche e professionali sempre più evidenti.
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Un contratto fermo mentre la sanità affronta nuove sfide
Il comparto sanitario è in continua trasformazione e i professionisti del settore devono far fronte a carichi di lavoro sempre più pesanti. La pandemia ha evidenziato criticità strutturali del sistema, che ancora oggi persistono. Nonostante la sanità sia un pilastro fondamentale della società, le trattative per il rinnovo del contratto non stanno procedendo con la velocità necessaria.
Nel corso delle ultime settimane, i sindacati di categoria, Anaao Assomed e la Federazione Cimo-Fesmed, hanno partecipato a una serie di incontri informali con Aran e la Conferenza delle Regioni per cercare di dare un’accelerazione al processo. L’obiettivo era quello di chiudere rapidamente la parte economica del contratto e apportare solo alcune modifiche mirate alla parte normativa del CCNL in vigore. Tuttavia, dopo questi confronti, il silenzio è calato sulla questione.
La richiesta di un ristoro immediato per i medici
Secondo Pierino Di Silverio, segretario nazionale di Anaao Assomed, e Guido Quici, presidente della Federazione Cimo-Fesmed, è inaccettabile che i medici e i dirigenti sanitari siano ancora in attesa di risposte concrete.
“C’è davvero la volontà politica di chiudere il contratto dei medici e dei dirigenti sanitari per dare ristoro a una categoria che sta vivendo gravissimi disagi, oppure dobbiamo continuare ad essere ingabbiati in dinamiche che non ci riguardano?” si chiedono i due sindacalisti.
Questa incertezza pesa non solo sulle retribuzioni, ma anche sulla motivazione e sulla qualità del servizio sanitario. Medici e dirigenti stanno lavorando in condizioni difficili, con turni massacranti e una crescente pressione sui reparti ospedalieri. Ritardare il rinnovo del contratto significa non riconoscere il valore del lavoro svolto da questi professionisti.
Una contrattazione bloccata dalla politica?
La firma del CCNL della sanità sta subendo rallentamenti anche a causa delle dinamiche politiche. Infatti, le trattative sul comparto sanitario potrebbero riprendere a metà aprile, dopo le elezioni per il rinnovo delle RSU (Rappresentanze Sindacali Unitarie). Questo ulteriore slittamento non fa altro che aumentare il malcontento tra i lavoratori della sanità, che chiedono un segnale concreto e immediato.
Nel frattempo, il Governo ha già stanziato aumenti salariali per il prossimo triennio 2025-2027, con l’intenzione di garantire maggiori risorse per il personale sanitario. Tuttavia, questo non basta: il personale sanitario ha bisogno di un adeguamento economico ora, senza dover attendere il prossimo rinnovo contrattuale.
Le richieste sindacali: tempi certi e riconoscimento del lavoro svolto
Le organizzazioni sindacali non chiedono solo aumenti salariali, ma anche il rispetto degli accordi presi e una maggiore attenzione alle condizioni di lavoro. Tra le richieste principali ci sono:
- Chiusura immediata della parte economica del CCNL 2022-2024, garantendo gli aumenti salariali previsti.
- Modifiche mirate alla parte normativa, senza stravolgimenti inutili che possano rallentare ulteriormente le trattative.
- Firma tempestiva del CCNL 2025-2027, evitando i ritardi che hanno caratterizzato i precedenti rinnovi contrattuali.
- Un piano di valorizzazione del personale sanitario, che preveda incentivi per il lavoro svolto in condizioni di emergenza e per la gestione delle liste d’attesa.
Un futuro incerto per la sanità pubblica

L’incertezza sulle trattative contrattuali si inserisce in un quadro più ampio di difficoltà per la sanità pubblica. Molti medici stanno valutando l’ipotesi di abbandonare il settore pubblico per passare alla sanità privata o addirittura all’estero, dove le condizioni di lavoro e i salari sono più vantaggiosi. Questo fenomeno rischia di indebolire ulteriormente il Servizio Sanitario Nazionale, che già fatica a garantire un adeguato turnover di professionisti.
La mancanza di investimenti strutturali e il continuo rinvio delle decisioni sui contratti contribuiscono a creare un clima di sfiducia tra i lavoratori della sanità. Senza interventi concreti e tempestivi, il rischio è che il sistema sanitario pubblico perda sempre più appeal per le nuove generazioni di medici e professionisti sanitari.
Conclusioni: il tempo delle attese è finito
I sindacati attendono una risposta chiara da parte di Aran e delle Regioni. Dopo mesi di incontri e confronti, è necessario passare dalle parole ai fatti. Il personale sanitario ha già dato molto, soprattutto negli ultimi anni segnati dall’emergenza pandemica. Ora è il momento di riconoscerne il valore con atti concreti.
“Aspettiamo che i nostri interlocutori battano un colpo”, concludono Di Silverio e Quici, “sperando di poter vedere presto, nelle buste paga dei colleghi, gli aumenti previsti dal Governo”.
Il messaggio è chiaro: i medici e i dirigenti sanitari meritano rispetto e riconoscimento. La loro pazienza ha un limite e il tempo per le attese è finito.