Si parla troppo poco, al giorno d'oggi, di claustrofobia, soprattutto viene dato erroneamente per scontato che non sia una patologia, perchè al contrario di fatto lo è, con la quale si è costretti a convivere e per la quale non esisterebbe alcuna soluzione. Troppo spesso se ne sottovalutano gli effetti negativi sulla vita quotidiana, identificandola come una "malattia non malattia", e bypassando quindi tutte quelle situazioni ad essa legate. La claustrofobia nei casi più gravi può arrivare ad essere invalidante.

Claustrofobia oggi: non se ne parla mai abbastanza

La parola convivenza, però, per alcuni soggetti claustrofobici che soffrono di questa fobia, diventa davvero difficile, soprattutto se si verificano condizioni che mettono a dura prova la nostra mente, scatenando di fatto quelle condizioni, che poi si riversano sul fisico, che ci fanno entrare in una condizione di reale angoscia.

Un'ascensore che si blocca all'improvviso, una folla all'ingresso dello stadio per comprare un biglietto che ci stringe come in una morsa, un concerto dove si è tutti assiepati e dove la folla diventa il nemico numero uno, un esame diagnostico che per la nostra salute è indispensabile come una risonanza magnetica: per chi soffre di claustrofobia le prove da superare possono essere davvero difficili. Possono diventare muri invalicabili.

Eccolo allora arrivare quel senso di soffocamento che all'apparenza non ci offre scampo e via d'uscita, unito ad attacchi di panico a cui è difficile resistere.

Claustrofobia: una delle fobie più diffuse ma non per questo un problema da sottovalutare

La claustrofobia è sicuramente una delle fobie più diffuse. II claustrofobico è un soggetto affetto dalla paura eccessiva e irrazionale degli spazi stretti e chiusi come tunnel o ascensori. In situazioni simili, il soggetto farà di tutto per uscire all’aperto e godere pienamente di quel senso di libertà che solo il sentirsi “libero di respirare” gli può consentire.

Le paure correlate alla claustrofobia più frequenti sono il timore che il soffitto e il pavimento si chiudano, schiacciando le persone che si trovano nella stanza, il timore che il rifornimento d’aria si esaurisca e si muoia soffocati, il timore di svenire a causa della mancanza di aria e luce.

Il cinema, inteso ovviamente come locale, è un posto poco piacevole per chi soffre dei sintomi della claustrofobia: non vi sono finestre, le uscite non sempre sono controllabili, c’è molta gente in sala, e spesso non ci si può muovere con libertà per non disturbare le altre persone. Tutte queste sensazioni sgradevoli fanno spesso rinunciare alla frequentazione di queste sale.

Quando la risonanza magnetica diventa un incubo

Quando la risonanza magnetica diventa un incubo

Uno degli eventi più temuti da chi soffre di claustrofobia è quello di doversi sottoporre ad una risonanza magnetica, esame che prevede l’inserimento dell’intera persona in un tubo molto stretto e totalmente chiuso. Non sono rari, ovviamente, coloro che soffrono di questo disturbo in ascensore, e che di conseguenza lo evitano ove possibile.

Altro posto che mette in crisi gran parte di coloro che hanno problemi di claustrofobia è la metropolitana. Qui c’è proprio di tutto: oscurità, sotterranei, cunicoli, affollamento, odori sgradevoli, ventate improvvise d’aria e rumori stridenti dei treni.

Oltre alle classiche manovre di evitamento o di fuga di fronte alla situazione fobica, il claustrofobico tiene a bada l’ansia cercando delle giustificazioni apparentemente logiche che spieghino il motivo di una scelta che altri considerano un po’ strana o quanto meno poco usuale.

E così chi ha i sintomi della claustrofobia preferisce salire le scale, adducendo i più svariati motivi: l’opportunità di fare del moto per tenersi in forma, la necessità di raccogliere le idee prima di andare a parlare con qualcuno (l’ascensore è sempre troppo veloce!), e via dicendo.

La claustrofobia deve essere tenuta distinta dall’agorafobia, tipica di chi soffre o ha sofferto di attacchi di panico, che non si limita alla paura degli spazi chiusi, ma riguarda tutte le situazioni, anche all’aperto, da cui non vi sia una rapida via di fuga (es. un ponte, una lunga coda o l’autostrada).

Il disagio del claustrofobico è limitato alla sensazione di costrizione, mentre quello dell’agorafobico è legato alla lontananza da una via di fuga e di un punto di sicurezza.

La cura della claustrofobia è relativamente semplice, come di tutte le fobie, e passa necessariamente attraverso un percorso di terapia cognitivo comportamentale, che mira a intervenire sui sintomi e a produrre un cambiamento e una soluzione dei problemi piuttosto che ad analizzarne le presunte cause remote.

In particolare, poi, per gli esami diagnostici indispensabili per la nostra salute, il mondo della sanità, grazie ad apparecchiature all'avanguardia in centri specializzati, ci offre l'opportunità di risonanze magnetiche addirittura completamente aperte, cosa impensabile fino a pochi anni fa.

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