Il fenomeno delle aggressioni nei luoghi di lavoro continua a crescere in Italia, con un aumento dell’8,6% nel 2023 rispetto all'anno precedente. Secondo i dati Inail, sono state registrate 6.813 denunce di episodi di violenza, molte delle quali riguardano il personale sanitario.
Il settore della sanità e dell’assistenza sociale è il più colpito, raccogliendo il 43% di tutti i casi segnalati. Medici, infermieri e operatori sanitari si trovano quotidianamente a fronteggiare situazioni critiche, non solo dal punto di vista clinico, ma anche in termini di sicurezza personale. Il problema è diffuso in tutta Italia e riguarda in particolare i pronto soccorso e le unità di emergenza, dove lo stress dei pazienti e dei loro familiari può trasformarsi in episodi di violenza.
Operatori sanitari in prima linea: tra stress e violenze quotidiane
Gli operatori sociosanitari (OSS), gli infermieri e i medici sono tra le categorie più esposte alle aggressioni, sia fisiche che verbali. Secondo le analisi dell’Inail, i casi si verificano con maggiore frequenza nei pronto soccorso, nelle terapie intensive, nei reparti psichiatrici e nei servizi di emergenza territoriale.
Le cause alla base di questi episodi sono molteplici:
- Lunghe attese e sovraffollamento nei pronto soccorso, che generano frustrazione nei pazienti e nei loro familiari.
- Carenza di personale, che porta a ritardi nelle cure e a un aumento del carico di lavoro per gli operatori.
- Elevato stress emotivo dei pazienti e delle loro famiglie, spesso esasperati dalla situazione di emergenza.
- Mancanza di misure di sicurezza adeguate, come sistemi di allarme, vigilanza e formazione per la gestione delle crisi.
Molti episodi non vengono nemmeno denunciati, perché considerati parte del lavoro o per paura di ritorsioni. Tuttavia, gli effetti delle aggressioni sul personale sanitario sono gravi e includono stress post-traumatico, ansia, burnout e ridotta motivazione professionale.
Dove si verificano più aggressioni: la distribuzione geografica

I dati Inail mostrano che le aggressioni al personale sanitario sono un fenomeno diffuso in tutta Italia, con alcune aree particolarmente colpite:
- Il 60% delle segnalazioni proviene dalle regioni del Nord, dove il numero di ospedali e pronto soccorso è più elevato.
- Il restante 40% si divide tra Centro e Sud, con situazioni critiche soprattutto in alcune aree metropolitane.
Oltre ai numeri complessivi, un altro dato allarmante riguarda gli episodi più gravi: tra il 2019 e il 2023, sono stati registrati 14 decessi legati ad aggressioni sul posto di lavoro in ambito sanitario.
Le risposte istituzionali: misure adottate e limiti attuali
Negli ultimi anni sono stati adottati alcuni provvedimenti per contrastare la violenza sugli operatori sanitari. Tra le misure più significative ci sono:
- Aumento delle pene per chi aggredisce il personale sanitario, con sanzioni più severe.
- Introduzione dell’arresto in flagranza differita, che permette di fermare i responsabili anche a distanza di tempo, grazie alle registrazioni video.
- Istituzione di osservatori nazionali per monitorare il fenomeno e proporre nuove strategie di prevenzione.
Tuttavia, queste iniziative si concentrano soprattutto sulla repressione del fenomeno, senza affrontare a fondo le cause strutturali. Gli esperti sottolineano che non basta punire i responsabili: servono misure di prevenzione, come il potenziamento degli organici, una migliore gestione degli accessi agli ospedali e programmi di formazione per il personale su come affrontare situazioni di conflitto.
Prevenzione e sicurezza: cosa si può fare di più
Per ridurre il numero di aggressioni nei contesti sanitari, è necessario un piano più ampio che includa:
- Più risorse per il personale: con più infermieri e medici, i tempi di attesa si ridurrebbero, diminuendo le tensioni tra i pazienti.
- Migliori misure di sicurezza: telecamere, pulsanti di emergenza, vigilanza nei pronto soccorso e nei reparti a rischio.
- Formazione specifica: corsi per gli operatori su come gestire situazioni di aggressione verbale e fisica.
- Campagne di sensibilizzazione: promuovere una cultura del rispetto verso il personale sanitario, spiegando ai cittadini le difficoltà del settore e i diritti/doveri dei pazienti.
Negli ospedali di alcuni paesi europei sono già stati adottati modelli di sicurezza più avanzati, con personale addestrato per gestire i conflitti e strategie di de-escalation per prevenire episodi di violenza.
Conclusione: una battaglia da vincere con prevenzione e investimenti
La crescita delle aggressioni al personale sanitario non è solo un problema di ordine pubblico, ma un segnale di un sistema che ha bisogno di più investimenti, più organizzazione e più rispetto per chi lavora ogni giorno per la salute dei cittadini.
L’inasprimento delle pene è un primo passo, ma senza un miglioramento delle condizioni di lavoro e della sicurezza negli ospedali, il problema resterà irrisolto. È fondamentale che istituzioni, strutture sanitarie e cittadini collaborino per rendere gli ospedali luoghi più sicuri per tutti, a partire dai professionisti che vi operano.