L'amico più prezioso per il nostro cuore arriva ancora una volta, in nostro soccorso, dal mondo marino: gli omega 3, contenuti in particolar modo nei prodotti ittici, ma anche nella frutta secca e nei cereali, rappresentano un fedele compagno di viaggio per la salute del nostro organo più importante.
Parliamo di:
Prevenire un infarto: tutto dipende dallo stile di vita
Prevenire un infarto, salvaguardando la salute del proprio cuore con un corretto stile di vita, rappresenta certamente una delle priorità del nostro vivere quotidiano. Movimento e attività fisica, una alimentazione sana e uno stile di vita "lontano" da vizi deleteri per il nostro organismo come fumo e alcol, e naturalmente il giù citato cibo smodato, con gli zuccheri raffinati considerati il nemico numero uno, rappresentano la battaglia quotidiana che i nostri medici portano avanti da decenni, con una attività di divulgazione scientifica che nel tempo si è aggiornata ed evoluta.
I misteri del cuore
Sia chiaro, i misteri della salute del cuore ci sono e come e rimangono irrisolti: e non è usuale restare basiti di fronte al decesso di un atleta che, all'apparenza in perfetta salute, da un momento all'altro ci lascia sbigottiti, soprattutto quando avviene in età giovanile e durante una sfida agonistica, come è accaduto in questi anni.
Potremo dirne tante: potremo parlarvi della necessità dell'uso del defibrillatore sui campi sportivi e soprattutto della necessità di una prevenzione accurata nel rilascio delle idoneità sportive per gli atleti professionisti. Ma oggi non è questo l'argomento che vogliamo trattare, perchè torneremo alle basi, parleremo di alimentazione e scopriremo come recenti scoperte testimoniano ancora una volta come un alleato preziosissimo per la salute del cuore arriva...ancora una volta dal mondo del mare.
Omega 3: l'alleato numero uno del nostro cuore
Stiamo parlando del valore straordinario degli omega 3 contenuti ad esempio nella materia prima ittica, ma c'è molto di più. Qui non si tratta solo di prevenzione, ma anche di "straordinaria riparazione del cuore" post infarto. Avete capito bene!

Studio incredibile rivela che gli Omega 3 riparano le cicatrici di un cuore infartuato
Dopo un attacco di cuore, alte dosi di acidi grassi omega-3 (contenuti ad esempio nell'olio di pesce), tutti i giorni per 6 mesi migliorano la funzione del cuore e riducono le 'cicatrici' sul muscolo danneggiato, secondo una nuova ricerca pubblicati sulla rivista 'Circulation'.
La forma e la funzione del cuore possono infatti modificarsi dopo un evento del genere: una condizione nota come 'rimodellamento post-infarto', che potrebbe portare a insufficienza cardiaca. E scarseggiano le terapie che possano migliorare la situazione.
Un precedente studio aveva rilevato che gli acidi grassi omega-3 da olio di pesce sono associati con un miglioramento della sopravvivenza fra i pazienti che hanno avuto un attacco di cuore, ma il ruolo di queste sostanze nel migliorare la struttura e il tessuto del cuore in queste persone era finora sconosciuta.
Nel nuovo studio clinico Omega-Remodel randomizzato, i ricercatori hanno osservato che rispetto ai pazienti trattati con placebo (180), i pazienti (altri 180) che hanno assunto 4 grammi di acidi grassi omega-3 al giorno per 6 mesi hanno giovato di una riduzione del 5,8% indice del volume telesistolico del ventricolo sinistro, marcatore clinico che può prevedere l'esito dopo un attacco di cuore; di una riduzione del 5,6% nella formazione di tessuto connettivo cicatriziale (fibrosi) nel cuore.
"I nostri risultati mostrano che gli acidi grassi omega-3 sono un trattamento sicuro ed efficace nel migliorare il rimodellamento cardiaco, e potrebbero essere promettenti nel ridurre l'incidenza dell'insufficienza cardiaca o di morte, che sono ancora i maggiori oneri di assistenza sanitaria per i pazienti che soffrono di un attacco di cuore", dice Raymond Kwong Said, della Harvard Medical School di Boston.
Non solo prevenzione. Gli acidi grassi Omega 3, oltre a proteggere il cuore dal rischio di infarto del miocardio, sarebbero efficaci anche nel post-evento. Aiuterebbero cioè, assunti quotidianamente, a ridurre gli esiti cicatriziali favorendo anche il miglior pompaggio del sangue. Sono i risultati di uno studio condotto dal Brigham and Women’s Hospital di Boston, negli Stati Uniti, pubblicati sulla rivista Circulation.
L'infarto si può prevenire in 4 casi su 5
Sono ormai noti i benefici protettivi e preventivi derivanti dall’assunzione dell’olio di pesce sulla salute del muscolo cardiaco, specie se predisposto per familiarità o altra causa a eventi cardiovascolari.
Ma dopo un infarto del miocardio? Un punto interrogativo che trova risposta in uno studio americano che ha preso in considerazione 360 pazienti infartuati suddividendoli in due gruppi, di cui il primo sottoposto a terapia con un integratore a base di omega-3, quattro dosi da un grammo ciascuna assunte quotidianamente, ed il secondo a un placebo: terapie, in entrambi i casi, già iniziate dal primo mese successivo al ricovero e proseguite per un intero semestre. Tutti i pazienti, inoltre, sono stati valutati con risonanza magnetica all’inizio e al termine dello studio, informati sul corretto stile di vita e monitorati nel tempo da un gruppo di specialisti.
A sei mesi dall’inizio della terapia con Omega-3, è stato possibile osservare una sensibile riduzione degli esiti cicatriziali (fibrosi) nella regione del cuore infartuata e un miglior pompaggio del sangue da parte del muscolo cardiaco. «A seguito di un infarto - ha spiegato Raymond Kwong, direttore della risonanza magnetica cardiaca del Brigham and Women’s Hospital - una parte del muscolo muore e la restante è costretta a compiere un extra lavoro per pompare il sangue, con la diretta conseguenza, per via delle condizioni di fragilità in cui la pompa cardiaca opera, di sviluppare cicatrici a livello dei tessuti. Nel corso del tempo questi due processi possono portare a insufficienza cardiaca, un rischio piuttosto comune fra gli infartuati, sebbene la sopravvivenza a un infarto sia oggi notevolmente migliorata grazie all’efficacia e al perfezionamento delle terapie».
Inoltre lo studio avrebbe messo in evidenza che i pazienti che riuscivano ad assorbire meglio l’olio di pesce, ovvero mostravano livelli di omega 3 più elevati nel sangue, beneficiavano di una riduzione del 13% del residuo di sangue nel ventricolo sinistro rispetto alla media del 6% dei restanti pazienti, comunque trattati con omega-3. Naturalmente al primo posto c'è sempre, oltre a un corretto stile di vita, un accurato percorso di prevenzione legato ad esami specialistici all'apparire di primi sintomi come dolori e affaticamento, soprattutto se siamo soggetti fragili e a rischio.